Roma Bella

Visite guidate a Roma e nel Lazio

APPUNTAMENTO: SABATO 24 OTTOBRE 2020 H 9 ALL'INGRESSO DELLA CHIESA IN VIA SARDEGNA 153. DURATA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527, oppure compilando il form sottostante. Visita gratuita.

“Ortodossia” è parola greca che potremmo tradurre come “pensiero corretto“. Nell’uso corrente, con il termine Chiesa Ortodossa viene indicata la Chiesa orientale che, nel 1054, si separò dalla Chiesa Cattolica Romana. La comunità greca è tra le più antiche comunità straniere della nostra città. La prima presenza di mercanti greci a Roma è attestata sin dai primi decenni dell’VIII sec. a.C. nella zona del Velabro – Foro Boario. Altre forme di insediamento, un po’ più a valle, nell’area a ridosso del porto fluviale, sono testimoniate dalle fonti durante gli ultimi secoli dell’impero romano. Nel VII secolo dell’Era Cristiana la zona intorno a Ripa Grande veniva chiamata Ripa Greca. La comunità dovette incrementarsi nell’VIII secolo, in occasione delle lotte iconoclaste, allorché molti monaci greci, per salvaguardare la fedeltà ai culti tradizionali, si trasferirono da Bisanzio a Roma.

Centro della cultura greca a Roma divenne ancora una volta la zona del Foro Boario, attorno alla chiesa detta appunto Santa Maria in Scola Graeca o in Cosmedin. Un secondo e più limitato afflusso dalla Grecia si è verificato dopo il 1453, per la caduta di Costantinopoli in mano turca. Nella seconda metà del XVI secolo si costituisce a Roma un’altra piccola “isola greca”. Gregorio XIII fonda nel 1577, accanto alla chiesa di Sant’Attanasio a via del Babuino, il Collegio Grego per la conversione degli scismatici d’oriente. Nei secoli successivi la comunità greca a Roma dovete contare pochissime persone provenienti genericamente dall’oriente. All’inizio del Novecento la comunità, di poche decine di persone, comprendeva per lo più commercianti, provenienti dall’Epiro e dal Dodecanneso.

È di questi anni una nuova immigrazione. Ancora una volta, ed è la terza, il fenomeno è legato alle persecuzioni religiose che travagliano gli ortodossi nel loro paese d’origine: questa volta è l’impero ottomano che, in fase di disfacimento, tenta di reprimere ogni fenomeno di indipendenza e provoca così il nuovo esodo. Esemplare in proposito è la vicenda di Sotirio Bulgari che la lascia l’Epiro nel 1904 per sfuggire le rappresaglie turche. Sbarcato a Napoli, per alcuni mesi si industria come venditore ambulante e nel 1905, apre in via Condotti quello che diventerà uno dei più prestigiosi negozi romani, e, come ha detto Andy Warhol, “il più importante museo d’arte contemporanea”. Nel 1912, in seguito al conflitto Italo-turco, l’Italia occupa le isole del Dodecanneso. Una conseguenza dei possedimenti italiani nell’Egeo è un incremento della comunità greca a Roma per lo scambio di funzionari, impiegati e per i matrimoni misti.

A partire dal 1953, la sede del culto diviene la grande aula dei ricevimenti posta al pianterreno della vecchia ambasciata. La sede diplomatica greca era in quegli anni in un edificio d’angolo tra via Romagna e via Sardegna, di proprietà (come l’attuale) della Grecia. Negli anni ‘50, con il pagamento italiano per i danni di guerra, la Grecia pensò di acquistare una nuova e più confortevole sede. Scartate altre opzioni, la scelta cadde su viale Rossini n. 4 dove tuttora è l’ambasciata di Grecia presso lo Stato Italiano. Sì penso così di costruire proprio sull’area della vecchia ambasciata demolita un nuovo e più consono luogo per il culto ortodosso. Il progetto conobbe però alcune difficoltà iniziali e venne ridimensionato. Sull’area venne costruito un edificio, l’Hotel Regency, i cui introiti dovevano finanziare l’Istituto Ellenico di Studi Bizantini a Venezia. Accanto venne costruita una piccola chiesa, Sant’Andrea, come cappella dell’ambasciata.

Il progetto della chiesa greca è dovuto all’architetto greco Spiridione Kydognatis, professore al Politecnico di Atene ed autore della chiesa di San Paolo a Corinto, e all’ingegnere italiano Giorgio Pacini. La costruzione dell’edificio venne finanziata totalmente dallo Stato greco. Il progetto iniziale prevedeva una piccola basilica suddivisa in navate ma, a causa dello spazio troppo ridotto, venne poi ridimensionato. La chiesa è stata inaugurata il 30 novembre 1958. Il 28 ottobre 1967 è stata visitata dal Patriarca di Costantinopoli Athenagoras, in visita a Roma per incontrare Paolo VI e per ricambiare la visita fatta da Sua Santità a Costantinopoli. La facciata della chiesa presenta un’unica apertura inquadrata da un piccolo protiro su colonne; superiormente termina con un profilo mistilineo, un curioso coronamento che si sfrangia in un insolito motivo merlato.

Interessante anche il paramento murario della facciata a motivi geometrici in rilievo che creano un leggero effetto chiaroscurale. In origine si presentava caratterizzata da una forte cromatismo per le ceramiche ed i mattoni nei toni del beige e del rosso, ma in seguito ad un incendio, nel 1970, è stata restaurata con un più semplice apparato murario monocromatico.

L’interno, a navata unica, presenta una copertura in cemento armato con nervature incrociate che danno una connotazione strutturalistica e goticheggiante all’ambiente. I caratteri dell’interno, quindi, poco si conciliano con l’architettura bizantina tradizionale, impostata sull’arco a tutto sesto, su più semplici rapporti dimensionali e sulla luminosità dell’insieme che qui è carente. Più riuscita sembra la parte terminale della chiesa, dove il nodo cupola-iconostasi-absidi sembra più vicino ai caratteri propri delle chiese ortodosse. Sulla parete sinistra si apre una piccola cappella, il battistero ed alcuni ambienti di servizio per le attività del culto e quelle inerenti alla vita della comunità. Le pitture dell’interno sono dell’artista greco Demostene Demostenus, che ha avuto una consistente esperienza artistica a Cipro. Le pitture contribuiscono a dare un carattere più coerente all’aspetto formale della chiesa che, come detto, da un punto di vista strettamente architettonico, non appare molto aderente alla tradizione bizantina.

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