Roma Bella

Visite guidate a Roma e nel Lazio

APPUNTAMENTO: SABATO 19 DICEMBRE 2020 H 16 ALLA BASE DELLA SCALINATA DEL CAMPIDOGLIO PRESSO I LEONI EGIZI. DURATA: 1 H E 30'. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA. Visita guidata gratuita. Si prega di portare monete per illuminare le cappelle.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527, o compilando il form sottostante.

La basilica di Santa Maria in Aracoeli sorge in cima ad una ripida scalinata che conduce alla sommità del Campidoglio. L’origine di questa basilica è legata alla leggenda che avrebbe dato origine al termine Aracoeli, come la raccontano i Mirabilia Urbis: “improvvisamente si aprì il cielo e una gran luce piovve su Ottaviano che vide in cielo una bellissima vergine su un altare con un bambino in braccio. Mentre preso da ammirazione guardava, udì una voce che diceva: “questa vergine concepirà il Salvatore del mondo” e subito dopo un’altra voce: “questa è l’ara del figlio di Dio”. Allora Ottaviano si inginocchiò e adorò Cristo venturo. Una “ara del cielo” avvolta dunque, in un alone di mistero nella suggestione di una apparizione concepita con la leggenda dell’imperatore Ottaviano Augusto convertito al cristianesimo.

In realtà all’origine del nome è l’arx, l’antica rocca fortificata del Campidoglio, sulla quale sorgevano il tempio di Giunone Moneta e l’Auguraculum, l’altare costruito appunto da Augusto, ma non certo dedicato alla Vergine Maria. E l’origine del toponimo è tutta da ricercare nel termine latino arx, volgarizzato in arce e per corruzione romanesca àrceli fino ad arrivare con lo spostamento dell’accento ad arcèli e quindi araceli, in un’evoluzione popolare del termine nel quale il “cielo” come volta celeste non c’entrava nulla. La grafia latina aracoeli, venuta più tardi, come frutto di una dotta interpretazione del toponimo, ha fissato così in termini scenografici l’ambiente: “altare del cielo”.

La basilica sorge in cima al colle dal VI secolo: benedettina nel X secolo, passò ai francescani nel 1250 e fu ricostruita in forme romanico-gotiche ai primi del Trecento. La facciata, con l’ampia superficie di nudo laterizio, resta un maestoso fondale scenografico, anche se i mosaici originari e gli affreschi sono spariti. Vi erano tre rosoni, sopra i tre portali, ma quello centrale, a croce gerosolimitana, fu tolto durante il pontificato di Urbano VIII per l’inserimento di una finestra con vetrata a colori e le api dei Barberini. È scomparso anche l’orologio che era stato installato, come primo orologio pubblico di Roma, il 27 dicembre 1412, per la cui manutenzione esisteva un’apposita categoria, i moderatores horologii, addetti appunto al suo funzionamento, nominati con breve pontificio. Originariamente posto sulla sinistra della facciata, quindi al centro, fu poi spostato sulla torre del Palazzo Senatorio nel 1806; sulla facciata della basilica restò la mostra, cancellate nel 1886, e oggi c’è soltanto una cavità. La basilica nel Medioevo fu una sorta di foro per assemblee popolari e riunioni politiche e venne chiamata la “Chiesa del Senato”; mantenne un’importanza politica anche in seguito. Qui si svolse nel 1571 il trionfo di Marcantonio Colonna dopo la battaglia di Lepanto, in ricordo della quale fu costruito nella navata centrale lo splendido soffitto ligneo dorato a lacunari policromi, con gli stemmi dei papi Pio V, Gregorio XIII e del Senato, oltre a vari simboli allusivi alla battaglia navale. Il carattere civile e religioso finì per essere profanato durante l’occupazione francese della Repubblica del 1797, quando la basilica venne sconsacrata e adibita a stalla!

Si riabilitò con la fine della Roma napoleonica, ma dopo il 1870 si trovò al centro dei lavori di demolizione del fianco del Campidoglio per la costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II (il “Vittoriano”) e riuscì a salvarsi a stento, mentre veniva abbattuto il quartiere medievale circostante; non si salvò l’antica sacrestia e finirono sotto il piccone il convento, già ridotto a caserma dei vigili urbani, e la torre di Paolo III che sorgevano alle spalle. Rimane solo la loggia di Paolo III alla quale si accede dalla scala laterale su piazza del Campidoglio; è qui normalmente l’ingresso alla chiesa, alla base del campanile romanico di cui restano due piani, con il portale sovrastato dalla lunetta e un bellissimo mosaico della scuola di Pietro Cavallini. Sulla Chiesa ancora oggi esercita un giuspatronato il Comune di Roma, che vi celebra cerimonie religiose di carattere ufficiale.

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