Roma Bella

Visite guidate a Roma e nel Lazio

APPUNTAMENTO: DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020 H 21 DAVANTI ALLA BASILICA DI SAN BARTOLOMEO ALL'ISOLA TIBERINA; TERMINE A PIAZZA COSTAGUTI.

DURATA: 1 H E 30'. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527, oppure compilando il form sottostante. La visita guidata notturna del ghetto ebraico e dell'isola tiberina con l'associazione culturale Roma Bella è gratis per i Soci. La tessera di Socio si può fare sul posto, costa 15 euro, vale 12 mesi e consente di prendere parte a un numero illimitato di attività culturali gratis.

Una visita guidata serale a Roma davvero originale e ricca di informazioni storiche, leggende e curiosità, è quella che inizia in Piazza di San Bartolomeo all'Isola Tiberina e si inoltra nel piccolo Rione Sant'Angelo, comprendente la zona dell’ex ghetto degli Ebrei. Questa zona ai margini del fiume e poco frequentata è davvero emozionante e suggestiva specialmente nella tenue luce della sera.

visite guidate serali al ghetto ebraico di Roma

L'Isola Tiberina, che i Romani denominavano insula inter duos pontes, si trova al centro del fiume Tevere, ed in epoca arcaica era raggiungibile a piedi dalle sponde del fiume, nei periodi di secca, creando in questo modo un guado percorribile anche con il bestiame.

Secondo quanto riporta lo storico Tito Livio, nel 289 a.C. sull’isola fu eretto il Tempio di Esculapio, dio della medicina, e l’isola si trasformò in una sorta di ospedale a cielo aperto per malati e moribondi, che con libagioni e preghiere invocavano una guarigione miracolosa. Le poche vestigia del tempio superstiti oggi si possono vedere murate nel portico della basilica di san Bartolomeo e nei sotterranei della stessa. Durante tutta la storia successiva, a partire dalla costruzione del tempio, l'isola è stata scelta per la sua stessa vocazione e posizione geografica come luogo di cura.

Nel XII secolo vi fu fondato un ospedale per i malati di peste, il c.d. Lazzaretto Brutto (oggi non più esistente), in tempi recenti (1584) l'Ospedale San Giovanni Calibita da parte del Padre Generale dell’ordine dei Fatebenefratelli, Pietro Soriano, e poi l'ospedale israelitico (1986), in cui si entra dal portone della Polizia Fluviale.

Attraversiamo il Ponte Quattro Capi o meglio il Ponte Fabricio, edificato nel 62 a.C. dal curator viarum Lucius Fabricius, ancora oggi in perfetta efficienza. Dopo aver commentato la medievale Torre della Pulzella con la struggente storia della sua giovane abitante, divenuta uno dei più romantici fantasmi di Roma, entriamo nell’ex ghetto o Serraglio o Claustro, come era chiamato nel XVI secolo.

Fondato con la bolla pontificia "cum nimis absurdum" nel 1555 da papa Paolo IV Carafa, il piccolo quartiere / prigione accolse la popolazione ebraica di Roma, di origine molto antica: si pensi solo che le più antiche catacombe ebraiche, quelle di Vigna Randanini,  risalgono al II secolo a.C.! Gli Ebrei, che fino a quel momento avevano goduto di una discreta libertà di culto e individuale, si trovarono all’improvviso in condizioni penose. Dopo il tramonto non potevano uscire dal quartiere loro assegnato, era fatto loro divieto di possedere beni immobili, di professare attività importanti e remunerative come il notaio o il medico, erano costretti a portare sempre un segno di riconoscimento che consisteva in uno scialle giallo (chiamato sciamanno) per le donne, e un berretto dello stesso colore per gli uomini. Potevano svolgere solo le attività più abbiette: il commercio degli stracci e delle scarpe usate, ed addirittura il prestito ad usura, un lavoro “infame” ben adatto ad un popolo accusato di “infamia” dalla Chiesa.

Il quartiere di papa Paolo IV fu demolito dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia nel 1870, e oggi al suo posto troviamo quattro isolati razionalmente disposti. L’attuale Sinagoga, o Tempio Maggiore, che accoglie al suo interno gli arredi delle originarie cinque piccole sinagoghe dell’ex ghetto, venne donata agli Ebrei agli inizi del Novecento dall’amministrazione capitolina quasi come un risarcimento dovuto dopo secoli di sofferenze e umiliazioni.

L’antica Piazza di Pescaria, di fronte al Portico di Ottavia, il 16 ottobre del 1943 fu teatro del rastrellamento operato dalle truppe tedesche nella zona dell’ex ghetto, che costò la deportazione nei campi di concentramento e il sacrificio della vita a più di 2000 ebrei romani, tra cui moltissimi bambini. In ricordo di ciò, vedremo numerose nel quartiere le Pietre di Inciampo, piccole lapidi di ottone cementate di fronte ai portoni da cui furono prelevati gli Ebrei, sulle quali sono riportati i dati essenziali sulla loro vita e le circostanze della morte. Il titolo provocatorio dato a quest’opera di “arte diffusa” non è causale: una memoria scomoda che si vorrebbe evitare ma sulla quale si è quasi costretti ad inciampare, percorrendo i suggestivi vicoli del rione.

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